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lunedì 15 dicembre 2008

Tanticchia sòla

sola (sòla) s.f.
RE centromerid. Sinonimi FO pacco gerg. AU bidone gerg. AD truffa CO bidonata gerg. , imbroglio, raggiro, fregatura.

Molto spesso, ripensando ad un film che alla prima visione non ci ha entusiasmato, capita di trovarci comunque qualche lato positivo, almeno un paio di momenti memorabili per i quali varrebbe quasi quasi la pena di rivederlo.
A distanza di una mesata dalla visione di "Quantum of Solace" non sono ancora riuscita a rivalutarlo da quella colossale sòla che mi è parso.

L'anno scorso l'avvento di Daniel Craig come nuova incarnazione di Bond era parsa una gran bella trovata. Ironico, sanguigno, strafottente ma anche umano fino al punto di prendersi una colossale scuffia per la strafiga di classe Eva Green senza vergognarsi di esternare i propri sentimenti.
Un Bond che nel finale imbracciava il pistolone e sparava la famosa frase "My name is Bond, James Bond", con la spietatezza di un Ispettore Callaghan, facendo presagire sfracelli nell'inevitabile seguito.

Ora che il seguito l'abbiamo visto, che dobbiamo dire? La trama di "Casino Royale" era avvincente, il film funzionava come ritmo, bilanciando scene d'azione e momenti di pura sceneggiatura basata su dialoghi ben scritti. Il cattivo era intrigante, quasi altrettanto fascinoso del suo rivale, l'esotismo era ben contenuto e funzionale alla storia. C'erano momenti fortemente ironici e, come ho avuto modo di far notare, persino echi tarantiniani.

"Quantum of solace" non è niente di tutto ciò. Bond è in piena elaborazione del lutto per la morte di Vesper, e va bene, siamo comprensivi. Però si poteva far durare la depressione non più di un tempo cinematografico.
Oppure tanto valeva ammettere che le svergate sui gioielli di famiglia subite in "Casino Royale" avevano fatto più danno del previsto.
In questo film Bond è più casto di un Formigoni d'annata. Appena un accenno ad una scopatina con una delle Bond girl più sciape di tutti i tempi, quella rossocrinita. Con la Bond girl principale, una brunetta che assomiglia straordinariamente alla Carfagna, niente, solo un bacetto a fine corsa.
Se il vecchio Bond di Sean Connery è un miracolo non sia morto di AIDS perchè si trombava tutto ciò che respirava ed era di sesso femminile nel raggio di venti chilometri, il Bond di Craig sembra sotto tutela da parte di una fidanzata gelosa.
Decisamente, se l'anno scorso avevamo perso in tante la testa per il fascinoso Craig, quest'anno, guardandolo amminchiarsi nel ricordo della povera Vesper e catafottersi giù dai tetti come Wile Coyote, almeno a me ha lasciato totalmente indifferente. Come quando il dentista ti fa la tronculare per canalizzarti il molare. Niente, orgasmogramma piatto.
Anche la consegna di tenere per quasi due ore il broncio, come se Bond fosse stato colpito da una paralisi del settimo, fa la sua parte. Craig non è solo un bonazzo, è un ottimo attore ma va lasciato libero di usare le espressioni facciali. Altrimenti diventa un baccalà. Affascinante ma baccalà.

La trama di "Quantum of solace" (che razza di titolo è questo?) è un dettaglio. La storia si perde senza mai prendere vita tra troppi inseguimenti di macchine, che ormai hanno stracciato i cabbasisi, lotte corpo a corpo da cartone animato dove al massimo ci si sgualcisce la giacchetta, i salti da un tetto all'altro con sbattimenti contro legno, acciaio, pietra senza che nessuno si torca un capello, mentre per molto meno, nella realtà, si celebrano funerali.
Troppe corse per minuti e minuti senza nemmeno un poco di fiatone, inutili le cartoline dal Palio di Siena e dalle cave di Carrara (forse un omaggio all'espressione marmorea di Bond per tutto il film?) e un eccesso di esotismo a tutti i i costi.

Delle Bond girl, una e due, abbiamo detto. Trascurabili. Il cattivo Mathieu Amalric è un succedaneo, un cattivello, un cattivuccio da quattro soldi. Peccato perchè l'attore francese è capace di ben altre corde.
M ha rotto le palle con l'essere incazzata con Bond per tutto il film. Lo licenzi e basta. C'è sempre Scaramella, da mettere al suo posto.
Caliamo un velo pietoso sugli attori italiani coinvolti nel pasticciaccio brutto. Giannini finisce nel cassonetto ed è la giusta fine per un personaggio inutile come il suo. Quando ho visto Lucrezia Lante della Rovere ho seriamente temuto che saltasse fuori anche Luca Barbareschi. Per fortuna l'abbiamo scampata.
Non si salvano nemmeno la sigla iniziale e la canzone del film. Fanno obiettivamente cagare.

Se proprio deve continuare l'Era Craig sarà meglio, per il prossimo film, che Bond ritorni quello che era: un cinico ed insopportabile maschilista come Connery. Altrimenti, per provare qualche brivido erotico, noi spettatrici saremmo costrette a continuare a preferire Montalbano.


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domenica 10 giugno 2007

Echi tarantiniani in Casino Royale

Tra le notizie e notiziole legate al film che ha sancito il ritorno trionfale di James Bond sugli schermi c’è quella che a dirigere Casino Royale, in un primo momento, avrebbe dovuto essere Quentin Tarantino. Poi evidentemente non se n’è fatto nulla, anche se io personalmente avrei trovato succulenta l’idea, come tutte le cose impossibili.

Certo avremmo assistito alla totale dissacrazione del compassato agente inglese. Per intenderci, Bond dalla cura Tarantino non si sarebbe ripreso tanto alla svelta da potersi spupazzare Vesper sopra e sotto.
No, non sto dicendo che avrebbe fatto usare il rasoio a Le Chiffre in stile Mr. Blonde, anche Quentin è un uomo, per bacco! Dico solo che se Tarantino avesse avuto per le mani Bond lo avrebbe definitivamente privato di quell’alone di serietà e autocompiacimento che ne hanno fatto un mito. Un Bond che spara più cazzate che colpi di pistola, come Vincent Vega, non sarebbe stato proprio possibile.

Però che peccato, avremmo avuto forse meno azione e inseguimenti ma più violenza efferata e dialoghi surreali. Per esempio, durante la partita a poker qualcuno tra i giocatori avrebbe potuto iniziare una interessante discussione su “Baby One More Time” di Britney Spears e Felix ad un certo punto avrebbe potuto rubare l’agendina di Le Chiffre e dire “chi cazzo è Toby?”
Senza contare che vedere Harvey Keitel nella parte di Mathis, con tutto il rispetto per Giannini, avrebbe fatto venire i brividi. Come avrebbe liquidato lui i corpi… Samuel Jackson sarebbe stato grande nella parte del terrorista africano e se pensiamo a Pam Grier nei panni di M, a Hattori Hanzo in quelli di Q e a Lucy Liu con le lame rotanti nel cameo di “Toby la cinesina”, wow!

Ma è proprio vero che non c’è nulla di Tarantiniano in Casino Royale? Prendiamo la scena della “rianimazione”. Ha un qualcosa di comico che, se si fosse spinta un tantino più in là, avrebbe ricordato la resurrezione di Mia in Pulp Fiction. Certo, Vesper in abito da sera che spara un siringone in pieno muscolo cardiaco a James è un po’ forte, lo ammetto.

Veniamo alla famosa scena della tortura. All’inizio abbiamo un uomo nudo legato ad una sedia, in una specie di garage o capannone. Manca “Stuck in the Middle With You” alla radio, ma tutto ricorda “quella” famosa scena. L’uomo è in totale balia del cattivo, che se è stato capace di far gettare fuori da uno yacht i suoi ospiti è senz’altro uno psicopatico del cazzo.
Dall’altra stanza giungono le grida di Vesper. Cosa le staranno facendo? L’espressione di puro terrore in viso a Bond dice che qui non si scherza, qui c’è da aspettarsi qualcosa di tosto, roba splatter stile Eli Roth.

Poi però il glaciale Mikkelsen se ne esce con un apprezzamento sul fisico da sex bomb di Bond, con la battuta “Che spreco”!” e la scena comincia a cambiare registro. La tensione omoerotica scivola sul surreale quando Bond, nonostante riceva ben cinque colpi che avrebbero steso un toro Miura dopo il secondo, chiede a Le Chiffre di “grattarlo là sotto”.
Quando il torturatore sadico mette mano al rasoio e le cose sembrano volgere veramente alla bassa (in tutti i sensi) macelleria, chi arriva a mettere a posto le cose? Ci sarebbe stato bene Bruce Willis con la katana sguainata ma invece arriva solo Mr. White.
Mr. White, in puro stile “Iene”. Senza contare che nei panni del Mr. Blonde della situazione abbiamo un attore che si chiama Mads… come Michael Madsen. Ma queste sono solo coincidenze. Forse scopriremo che è solo perchè il vero nome di Le Chiffre è Marvin.
Ma che cazzo stavo dicendo?.. Ah si, tirate fuori un dollaro per la mancia.


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giovedì 24 maggio 2007

Casino Royale - Se nun è bono, che Bond è?

Dopo lo straordinario successo ottenuto lo scorso inverno nelle sale di tutto il mondo, è uscito in DVD, in edizione singola e Collectors a due dischi, "Casino Royale", il primo Bond dell'era Craig.

Sono abbastanza grande per essere cresciuta con i film del mascalzone scozzese Sean Connery e fino a poco tempo fa avrei detto che non avrei avuto altro Bond al di fuori di lui. Avevo fatto i conti senza l'oste, però.
Un oste dal corpo da ululati e dallo sguardo blu che non è uno sguardo, ma un arma di distruzione di massa. Questo Daniel Craig, che Dio lo benedica, è proprio il più bono dei Bond.

In un primo momento i puristi erano insorti all’idea che ad interpretare l’agente 007 fosse questo inglese biondo di Liverpool dal fascino proletario che ti aspetti di trovare a bere birra in un pub piuttosto che un Martini “mescolato, non agitato” in un lussuoso locale per ricconi.
Non l'avevano ancora visto in smoking, e nemmeno in quei letali calzoncini "speedo" de La Perla (mi sono informata, sono andata a leggere l'etichetta!), mentre esce dall'acqua.

I tempi sono cambiati e i servizi segreti non sono più roba da signorine. Con tutti ‘sti terroristi in giro, ci vuole gente che spara, rotola, si arrampica sulle gru e viene giù dal sesto piano senza fratturarsi nemmeno una placca tibiale. Qualcuno con i muscoli gonfiati a 2.8 che all’occorrenza diventa un mago del poker, sempre al servizio di Sua Maestà, è ovvio. Per questo tipo di agente segreto stile “fatti, non pugnette”, Craig è assolutamente perfetto, come era perfetto Connery ai suoi tempi. Tra di loro, il nulla. Provate a rivedere gli altri Bond, dal Carneade Lazenby a Roger Moore e Timothy Dalton (e ci metto pure Brosnan), sono ormai inguardabili.

Il film in sé funziona molto bene e finalmente rende giustizia a quello che è considerato il miglior romanzo di Ian Fleming, “Casino Royale”, che è il primo della serie e che, per motivi legati ai diritti, finora non era stato ancora degnamente adattato per lo schermo, se non nella parodia del 1967 con David Niven e ancor prima in un tv movie del 1953.
Come negli altri episodi della serie non mancano le forzature e le situazioni paradossali, ma qui tutto è permesso, perchè Bond finalmente è tornato. Ed è anche un personaggio con una dimensione psicologica, che soffre, ama e odia. Merito anche qui di Daniel Craig, che non è solo sexy da morire ma anche un gran bravo attore.

La scelta degli attori nel complesso è stata felice. M è ancora una volta una maestosa Judi Dench, il cattivone Le Chiffre, il molto interessante danese Mads Mikkelsen, è una sorta di Pierrot cattivo che lacrima sangue dagli occhi bicolore alla Marilyn Manson.
Non c’è più la Spectre, perché la realtà degli ultimi anni ha superato il romanzo, e non sono ancora apparsi Q, l’omarello che forniva a Bond tutti i suoi gingilli e Miss Moneypenny. Forse saranno ripescati nei prossimi capitoli (ne sono previsti altri due per ora).

Gli attori italiani non sono trattati molto bene, per la verità. La prima Bond girl Caterina Murino dice tre parole, si strofina abbondantemente addosso a Bond (come dev'essere stato difficile immedesimarsi nella parte) e finisce morta ammazzata. L’agente Giancarlo Giannini è meno credibile di Scaramella e Claudio Santamaria salta in aria, dopo non aver detto nemmeno beo ma aver mezzo distrutto l'aeroporto di Miami.
La “Bond girl” protagonista Eva Green, gran topa sopraffina di rara eleganza e fascino, fa perdere la testa a 007 fino quasi a ridurlo desideroso di mettersi in pantofole davanti alla tv. Ohibò, per fortuna che c’è ancora mezz’ora di film. Il Bond pantofolaio, un’evenienza ancor peggiore di un ennesimo attentato di Al Qaeda, sarà per fortuna scongiurata.

Il finale ci offre il nostro agente, finalmente incarognito a dovere, sempre più arruffapapere e più letale di un cobra, che imbracciando un pistolone king size e con in sottofondo il tema di John Barry pronuncia la mitica frase "The name is Bond, James Bond" (da gustare in lingua originale, perchè pure la voce ha da infarto, 'sto fijo de 'na mignotta!). Da applausi.

E' un film da vedere in lingua originale anche per non perdersi la voce bellissima di Eva Green, molto più calda e sensuale di quella della doppiatrice italiana.

La qualità audio-video del DVD è grandiosa, anche se ho potuto apprezzarla solo sul mio misero vecchio tubo 100 Hz.
Nel disco extra della Collector's Editions sono presenti, oltre al video di Chris Cornell che canta il tema "You Know My Name", tre featurettes: una sulle varie Bond Girls apparse nei 21 film della serie con una carrellata sui vari episodi (sapevate che un giovanissimo Benicio del Toro ha partecipato ad un film di Bond?), una sugli effetti speciali e gli stunts di Casino Royale e una su come Daniel Craig è diventato Bond.
Come diceva la mia povera maestra: potevano fare di più. Ma mi giocherei qualsiasi cosa che a Natale uscirà l'edizione speciale a 4 dischi. Scommettiamo? 50 milioni di dollari.

sabato 19 maggio 2007

Ariécchime

Dopo un lungo periodo di inattività, riapre in pompa magna il Kinolameduck.

Ultimamente la proiezionista dai piedi palmati non era più riuscita a vedersi un film da recensire e quei bei tomi di YouTube gli avevano sassato via la metà dei filmati, quindi è stato necessario un discreto lavoro di ri-linkatura delle clip, di aggiornamento dei testi, eccetera.
Godetevi (se vi accontentate di questi piaceri solitari) alcune recensioni di film non nuovissimi ma che potete recuperare facilmente in disco versatile digitale (DVD). Domani spero di portare la papera a vedere Spiderman III e quindi avremo anche un film nuovo da commentare assieme.

Cercate il vostro film preferito nei post addietro o grazie alle parole chiave.
A vostro rischio e pericolo visitate l'angolo del Bond-age nella sidebar. Cliccando sulle miniature delle clip si aprirà un piccolo schermo in alto dove potrete visionare vari filmati direttamente da Google Video (mannaggia, le studiano tutte!)
Nella scelta dei filmati si noterà una certa monotematicità e insistenza sul maschio sublime che ha folgorato di recente la proiezionista, ovvero il nuovo Bond, Daniel Craig. Portate pazienza, finchè non le passa bisogna sopportarla. Non mancheranno comunque i buongustai di entrambi i sessi che apprezzeranno tanto bendiddìo.

Orsù, vi lascio con la recensione di "Closer". Buone visioni.