mercoledì 30 maggio 2007

Brokeback Mountain - Casalinghi disperati

Quanti secoli dovranno ancora passare perchè in un film hollywoodiano si possa vedere una coppia gay che vive la sua condizione senza rodimenti, lacrime e tragedia finale e dove l'amore trionfa veramente?

Esiste un bellissimo documentario intitolato "Lo schermo velato", dove vengono intervistati autori, attori e registi che raccontano come Hollywood ha trattato il tema dell'omosessualità dagli esordi ai giorni nostri. Ne consiglio vivamente la visione, per capire come in fondo anche "Brokeback Mountain" non si discosti molto dal solito clichè sui gay nel cinema commerciale. Un film che ha avuto molto successo ma che, molto ambiguamente, non fa che contribuire a perpetrare una visione dell'omosessualità come sofferenza, espiazione, martirio.

Due uomini, due rudi cowboy, si trovano da soli su un monte a badare ad un branco di pecore. Prima fanno i duri e puri e poi che succede? Colpa dell'isolamento.
Per di più la situazione è delle più disgraziate. Uno dei due, dal nome assurdo di Ennis Del Mar è gay soltanto a part-time e di quelli che dopo essersi serviti abbondantemente si fanno venire la nausea quando gli portano il conto. E' evidente che l'altro, Jack Twist, il vero eroe della storia, quello totalmente gay e innamorato, sarà destinato a soffrire tutta la vita. Non a caso noi donne ci identifichiamo in lui dal primo istante.

Finita la stagione del pascolo i due si salutano e adios, non prima che Ennis abbia raccomandato all'amico di non raccontare a nessuno quello che è successo tra le fresche frasche, non si sa mai.
Tornato all'ovile, è proprio il caso di dirlo, Ennis si sposa una sciacquetta che in tre secondi netti gli scodella due marmocchie petulanti.
Dal canto suo a Jack va un tantino meglio. Almeno la sua altrettanto insulsa moglie è ricca, o meglio lo è il suocero.
Un giorno Jack si rifà vivo con Ennis e sono di nuovo dolci baci e languide carezze sotto il portico, con la mogliettina che occhieggia basita dalla finestra. Da quel momento i due, con la scusa di andare a pescare, si incontreranno periodicamente sulla montagna galeotta. Per vent'anni.
Tra divorzi, mamme che imbiancano e figli che crescono e nonostante abbia provato a rifarsi una vita con un altro casalingo disperato, il cuore di Jack è rimasto con Ennis a Brokeback Mountain. Ad ogni incontro ogni offerta di Jack di sfidare le convenzioni e andare a vivere insieme viene rifiutata dall'uomo tutto di un pezzo, che non vuole che il paese mormori ma preferisce vivere nell'ipocrisia del "toccami Cecco, mamma Cecco mi tocca". Anzi, affinchè suocera intenda, racconta di quando, da piccolo, assistette allo scempio di un gay del luogo, ucciso dai veri maschi del luogo con modalità efferate.

Come da manuale, non può mancare il finale tragico, i rimorsi tardivi, lacrime da coccodrillo e la camicia dell'amato che diventa la reliquia dell'amore impossibile, pateticamente appesa sulla gruccetta di fil di ferro.

Il film è piuttosto lento, noiosetto perchè scontato, senza momenti di vero grande cinema ma con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli.
Dei due interpreti, calerei un velo pietoso su Heath Ledger, che ha l'espressività di un trumeau del '700. Sempre sulle spine, da un lato recita bene il ruolo del gay per forza ma, che cappero, un pò più di anima non avrebbe guastato. Jake Gyllenhaal invece è perfetto, caruccio e appassionato allo stesso tempo, anche se non arriva alle vette dell'indimenticato River Phoenix di "Belli e Dannati" che ancora oggi, nella scena della dichiarazione a Keanu davanti al fuoco, dà i brividi. Altri interpreti non pervenuti.

Io avrei avuto più coraggio di Ang Lee, avrei fatto una cosa tipo Thelma e Louise, con Ennis e Jack che lasciano le rispettive allucinanti mogli con un "hasta la vista baby" e scappano lontano andando a spassarsela allegramente non solo in montagna ma anche al mare, in campagna e in città. Che passando dalla Spagna si sposano, invecchiano felici e muoiono uno nelle braccia dell'altro.

2 commenti:

Chiara ha detto...

Spesso ci ritroviamo a desiderare un'altro finale eh?!
Anche nella vita, come nei film.
Forse, proprio per questo amiamo il cinema, ci aiuta ad affrontare la realtà delle cose...
A presto!!!

Mario Scafidi ha detto...

Ben detto: "Il film è piuttosto lento, noiosetto perchè scontato, senza momenti di vero grande cinema ma con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli". La penso come te. Quanto al finale tragico ed all'idea di avvicinare la vicenda a "Thelma & Louise", beh, la sceneggiatura non era originale, ma tratta dall'omonimo romanzo, quindi poco spazio all'inventiva. Complimenti per il blog, se ti va vieni a trovarmi.